Il denaro è il nuovo colore primario.
Non più solo strumento, ma simbolo, il lusso diventa linguaggio visivo: i personaggi dei cartoni animati si vestono di loghi, sorridono dietro occhiali firmati, si muovono in un universo dove l’apparenza è verità estetica.
Gli strass non sono orpelli, ma frammenti di luce – riflessi di un sogno collettivo.
Ogni tela è una confessione moscherata do gioco: parla dell’ambizione, del desiderio di emergere, del bisogno di essere visti.
Perché sotto il colore, solto l’ironia, c’è la fame di chi non si accontenta.
“Cash is never trash” non celebra il denaro – lo osserva, lo deforma, lo trasforma in arte.
Rivendica il diritto di volere di più, di non vergognarsi del proprio splendore, di gridare che anche l’ambizione può essere bellezza.
In un mondo che predica la modestia ma adora l’oro, queste opere sono un alto d’onestà: l’ammissione che anche i sogni hanno un prezzo.















